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Gay & Bisex

La maschera


di Membro VIP di Annunci69.it Nobilis69
01.06.2026    |    13    |    0 6.0
"Dopo un po' Daniele prese l'iniziativa, cominciando a succhiare il membro di Marco, che fremeva dal desiderio..."
E così era arrivato l'ultimo anno di scuola. Marco non aveva vissuto bene i quattro anni precedenti. Alto, dal fisico esile, una chioma di capelli chiari, poca barba e occhialini rotondi: in pratica, l'obiettivo perfetto per le perfide ragazze della sua classe, nonché per i maschi che non si risparmiavano certo nelle prese in giro. Lo schernivano pesantemente, prevalentemente per l'assenza di qualsivoglia indole sportiva e per l'aspetto fisico che lo catalogava, agli occhi degli altri, come un "frocetto nerd".

​Ecco, questo era stato l'andazzo dei primi quattro anni di scuola. Una cosa va detta, però: Marco era veramente gay. Consapevolmente. Soffriva molto per quelle prese in giro, ma nascondeva il suo starci male dietro un atteggiamento sempre positivo.
​Al contempo, però, era follemente attratto, anzi innamorato, di Daniele, il bellone della classe: fisico palestrato, pelle appena olivastra, riccioli neri e occhi di ghiaccio. Cercava di stargli sempre vicino. Negli spogliatoi della palestra, poi, per Marco era uno spettacolo ammirare il suo fisico e il suo membro prima che facesse la doccia. Tutto questo sfociava poi in intense sedute di masturbazione a casa.
Però mai si sarebbe palesato con lui, pena l'essere preso in giro ancora di più. Affidava allora i suoi pensieri a un quaderno, un diario dove sfogava tutto l'amore per Daniele e tutti i suoi pensieri di adolescente.

​All'inizio dell'anno i professori avevano cominciato la solita tiritera: quello era l'anno della maturità, avrebbero dovuto metterci impegno e via discorrendo. Poi, alla professoressa di matematica era venuta la geniale idea di far fare da tutor ai ragazzi più bravi, che avrebbero dovuto aiutare quelli più in difficoltà. Ovviamente Marco, con i suoi eccellenti risultati scolastici, era il tutor più gettonato. Quando la professoressa fece gli accoppiamenti, Marco fu affiancato proprio a Daniele.

​«Dio mio...» disse Marco. «Daniele mi renderà la vita impossibile».

​E infatti...

​«Allora frocetto, mi devi rimettere in sesto in matematica e fisica. Non ti far venire strane idee, ok?»
«Tranquillo Dani, niente strane idee. Solo matematica e fisica» disse a testa bassa.

​Ma dentro di sé Marco sperava che succedesse qualcosa.

​La prima seduta di ripetizione avvenne a casa di Daniele. Il suo era un caso pressoché disperato: non riusciva a capire nemmeno i concetti più semplici.

​«Senti Daniele, così non va. Non sei attento. Mentre io cerco di farti capire le cose, tu scrolli il cellulare. Facciamo fatica entrambi, ma senza risultati. Dai, fai questo esercizio mentre io vado in bagno, ok?»

​Marco si allontanò. Al suo rientro trovò Daniele che stava cercando di risolvere il problema.

​«Senti Marchino, io non ci raccapezzo nulla. Fammi capire questo cazzo di esercizio...»
«Allora, guarda, è molto semplice...» e gli spiegò come fare.
«Wow! Grande! Grazie!»
«Capito adesso? Forza, fanne un altro da solo».

​E Daniele lo fece.
​«Ottimo. Dai, ora vado via. La prossima volta vieni da me, ok?»
«Ok, frocetto nerd».

​E si salutarono.

​Qualche giorno dopo, Daniele andò da Marco per proseguire. Il copione si ripeté identico: Daniele bloccato e Marco che, con santa pazienza, lo riportava in carreggiata. A un certo punto Marco gli diede un esercizio da fare e andò in cucina a prendere uno spuntino. Quando tornò, trovò Daniele con un quaderno in mano che Marco riconobbe immediatamente. Gli si gelò il sangue: era il diario dove appuntava i suoi pensieri, i suoi desideri, anche quelli più intimi. E fra questi c'erano quelli su Daniele, il quale lo guardò negli occhi e gli chiese:

​«Ma quello che dici su di me è vero?»
«Daniele... io... mi devi scusare...» disse Marco, arrossendo fino alla radice dei capelli. Poi però, recuperata un po' di dignità, aggiunse incazzato: «E comunque sono cose mie, private! Ti prego di chiudere quel quaderno e di concentrarti sui compiti! Solo matematica e fisica, ricordi?»

​Daniele lo guardava.

​«Mi riesce difficile in questo momento. Il mio tutor è gay e per di più è innamorato di me».
«Ti prego Daniele, non peggiorare le cose. Mi imbarazza tremendamente. Se pensi che il mio tutoraggio possa metterti in difficoltà per quello che hai letto, finiamola qui. Puoi andare da Giorgia, che è brava forse più di me» disse Marco incazzato e quasi con le lacrime agli occhi.

​Daniele invece continuò: «Nessuno mi ha mai detto certe cose. Non con questa intensità...»
«Che cazzo stai dicendo! Per favore! Sono cose mie... Forza, facciamo i compiti!»

​Il tempo passò, la lezione finì e Daniele fece per uscire.

​«Grazie di tutto Marco, della lezione e delle belle parole».

​Girò sui tacchi e se ne andò a testa bassa.
Marco restò solo; era confuso e preoccupato. Ma quello che lo stupiva erano le parole con cui Daniele l'aveva salutato: non l'aveva preso in giro, non gli aveva dato del "frocetto nerd" come al solito. Lo aveva addirittura ringraziato!

​Il giorno dopo a scuola Daniele era taciturno. Non aveva il solito atteggiamento sbruffone di sempre e guardava Marco di sottecchi, il quale a sua volta si era accorto di quegli sguardi. Il pomeriggio si ritrovarono a casa di Daniele per studiare matematica. C'era tensione. Marco capì che Daniele era distratto da altri pensieri.

​«Che succede Dani? Oggi sei meno concentrato del solito».
«È che non riesco a togliermi dalla testa quelle frasi che ho letto su di me».
«Ancora! Dai Dani, dobbiamo studiare... Forza».
«Nessuno ha mai parlato di me in quel modo. Ripensandoci, mi sono sentito per la prima volta un essere umano e non un oggetto, come mi sento spesso. Mi sono sentito "considerato", ecco. Quelle che hai scritto sono frasi che arrivano al cuore».

​Marco lo guardò negli occhi e disse: «Bene Daniele, visto che ne vuoi parlare... parliamone. Io sono gay e questo ormai è chiaro. Sono attratto sessualmente dai maschi e non dalle femmine. Ma questo mio essere non è solo una semplice attrazione fisica. È qualcosa di più: va al di là di una figa, di un paio di tette o di un pisello. Ho scritto quelle parole su di te perché le sento dentro. Sono innamorato di te. Mi piaci come persona, anche se mi hai fatto e mi fai soffrire molto».

​«È questo il punto. Tu non lo sai, ma ho sempre avuto molti dubbi su di me, Marco, che ho cercato sempre di nascondere dietro una maschera. Ma dopo aver letto quel quaderno qualcosa mi si è rotto dentro e... mi sono visto e ti ho visto. Marco, tu mi piaci. Mi piaci davvero».

​Marco era letteralmente basito! Daniele il bullo, lo sciupafemmine era a testa china davanti a lui a dichiararsi!

​«Ma perché allora tu e gli altri mi prendete sempre in giro? Cosa ho che non va?»
«Nulla, Marco! Solo che è così. Devi agire in questo modo se vuoi stare nel gruppo ed essere accettato. L'unico che ha coraggio sei tu! Non ti sei mai nascosto. Sei sempre te stesso! Noi siamo solo dei poveri codardi, io più di tutti».

​Marco allora si alzò in piedi, girò intorno al tavolo e gli prese la testa tra le mani, sollevandola. Daniele aveva il respiro affannoso e le lacrime agli occhi. Marco lo guardò e si chinò a baciarlo lievemente sulle labbra. Daniele si lasciò baciare. Un attimo dopo si alzò in piedi e abbracciò Marco singhiozzando. Poi prese a baciarlo con foga, mescolando le lacrime al desiderio. Marco, dapprima stupito, rispose a quei baci, travolto anche lui dalla passione.

​Daniele gli tolse la maglietta e i pantaloni e lo fece sdraiare sul letto. Si spogliò anche lui. In mutande, entrambi continuarono a baciarsi finché Marco disse:

​«Dani, sei sicuro di volerlo fare?»
«Sicuro. E non riesco a pensare a una persona migliore di te per farlo».

​Ripresero a baciarsi, liberandosi anche dell'intimo. Dopo un po' Daniele prese l'iniziativa, cominciando a succhiare il membro di Marco, che fremeva dal desiderio. Era bellissimo! Marco a sua volta cominciò a succhiare quel pisello che sognava da tempo. Così continuarono in un "sessantanove" da urlo.

​«Marco... sto per venire...» disse Daniele.
«Anche io... Ti prego, non ti fermare...»
«Oddio... Oddio... Eccomi...» e Daniele mantenne la promessa.
«Anche iooooooo!» fece Marco, venendo sul viso di Daniele.
«Cazzo, Marco... Mi hai inondato...»
«Anche tu...»

​Risero come due scemi, si ripulirono e ripresero a baciarsi. E, si sa, a quell'età bastò poco perché i rispettivi attributi tornassero in tiro.

​«Daniele, dammelo ti prego. Ti voglio dentro di me!»

​Daniele mise il profilattico e sistemò Marco nella posizione del missionario. Lubrificò l'ano con la saliva e fece per penetrarlo.

​«Dani, fai piano. Sei il primo...»

​E Daniele iniziò la penetrazione. Marco sentiva un dolore infernale, ma il desiderio glielo faceva apparire persino piacevole. Daniele alla fine lo penetrò interamente. Marco si sentiva posseduto, riempito, appagato. Daniele allora cominciò a muoversi dentro di lui.

​«Dio, che culo stretto che hai... Stupendo!»
«Non ti fermare Daniele, prendimi tutto... Oh Dio, come ti sento... Sì, tutto dentro... Mmmmm...»

​Daniele lo prese a lungo. Marco era in paradiso. A un certo punto Daniele si fermò ed uscì.

​«Prendimi tu, Marco... Ti voglio dentro di me».
«Sei sicuro?»
«Mai stato più sicuro».

​Marco allora indossò un preservativo e cominciò a penetrare Daniele, che si era seduto sopra di lui. Anche lui era vergine e Marco entrò piano. Daniele però, dopo un attimo di smarrimento causato dal dolore della penetrazione, sembrò perdere ogni inibizione e cominciò a muoversi con foga, accogliendo Marco nelle proprie viscere.

​«Cazzo! È bellissimo! Dai, dai, dai, dai, ancora... Così... Ancora, ancora... Ohhh...» ed esplose in un poderoso orgasmo.

​Travolto dall'orgasmo di Daniele, anche Marco sborrò. Placata la tempesta, si ritrovarono ansimanti a guardarsi. Avevano perso la verginità entrambi!

​«Grazie» disse Daniele. «Oggi ho cominciato a capire. Credo che il sentimento che hai descritto sul quaderno sia reciproco. Ti voglio bene, Marco».
«Anche io, Dani... Te ne ho sempre voluto».

​Si baciarono ancora.

​«Ora però bisogna studiare!»
«Agli ordini, capo!»

​Le lezioni andarono avanti fino alla fine dell'anno, ovviamente alternate a sedute di sesso sfrenato. La maturità premiò gli sforzi di Marco e di Daniele con ottimi voti per entrambi.

​La sera prima di partire per il viaggio di quinta, decisero di andare tutti a cena, professori compresi. Al termine, Daniele si alzò in piedi:

​«Vorrei un attimo di attenzione, per favore».

​Tutti ammutolirono.

​«In questi mesi ho avuto come tutor Marco, il quale è riuscito a farmi comprendere la matematica e la fisica che per me erano ostiche. Ma non è riuscito solo in questo».

​Tutti erano in silenzio, compresi gli insegnanti. Daniele riprese a parlare.

​«Marco è riuscito a farmi capire chi sono. La maturità credo che sia anche questo. Ho passato anni a costruirmi un'immagine che non era quella vera, non era reale. E questo vale per tutti quelli che mi circondano: famiglia, compagni di classe, professori. Mi sono costruito un personaggio: il figlio perfetto, il compagno di classe bello e dannato, l'alunno con qualche problema. Voi avete visto un Daniele che, in realtà, non esisteva. Mi sono nascosto, prima di tutto da me stesso. Marco invece, che tutti noi compagni abbiamo preso in giro in tutti questi anni, mi ha aperto gli occhi e ha fatto cadere la maschera, la mia maschera».

​Nella sala non volava una mosca. La professoressa di matematica si asciugò una lacrima. Daniele, dopo una piccola pausa, riprese:

​«Ebbene sì, sono gay. E mi sono innamorato di Marco profondamente e perdutamente. Ecco, non mi voglio più nascondere. Ti prego Marco, resta con me».

​Marco per un attimo restò a bocca aperta. Mai si sarebbe immaginato che Daniele si dichiarasse in quel modo e in quel contesto.

​«Daniele! Tu sei pazzo... Certo che resto con te!»

​Si abbracciarono stretti e si baciarono davanti a tutti, finalmente liberi.
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